Naufragi e silenzi, corpi e parole
13
Lug

«Lampedusa»: da lepas, lo scoglio che resiste.
O da lampas, la fiaccola che sconfigge l’oscurità.

con Davide Enia
da Appunti per un naufragio (Sellerio)

Come si scelgono le parole per raccontare il presente?  Chi siamo noi che ci poniamo di fronte alla Storia, anche solo per raccontarla?
«Il primo sbarco l’ho visto a Lampedusa assieme a mio padre.  Approdarono al molo in tantissimi, ragazzi e bambine, per lo più.  Né io né mio padre riuscimmo a dire nulla.  Era la Storia quella che ci stava accadendo davanti.  Allora, ho iniziato ad ascoltare alcuni testimoni diretti: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i lampedusani e chi era appena sbarcato.  Ma non bastava.  Dovevo capire chi ero io, innanzitutto, per riuscire a trovare le parole giuste.E così, non senza sforzo, ho iniziato a parlare con mio padre.  E ho scoperto che mio papà ha sentimenti e timori tanto simili ai miei.  E anche lui ha avuto un rapporto silenzioso con il proprio padre.  Così, l’ho guardato come uno specchio, ritrovando in lui il mio stesso linguaggio del corpo e parte delle mie parole, e ho usato questa esperienza come un filtro per raccontare questo presente di approdi e naufragi».

parole chiave Attualità // Paure // Scelte
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Davide Enia, narratore, ha pubblicato Italia-Brasile 3 a 2 (2010), maggio ‘43 (2013) e Appunti per un naufragio (2017) con Sellerio e Così in terra (Baldini e Castoldi, 2012).  Come attore, regista e autore di teatro ha vinto, tra gli altri, i premi UBU, Tondelli, ETI, Mezzogiorno, Gassman.  Suo è il radiodramma Rembò di Radio2, edito da Fandango.