3 LIBRI ALFABETO. UNO CLASSICO, UNO MACABRO, UNO STUPEFACENTE

I libri alfabeto sono per i bambini, ma anche per i grandi. E non è che facciano tornare piccoli, no. Alcuni sono belli, una gioia per gli occhi, come quello di Leo Lionni, altri sono strani e macabri, e bellissimi, come quello di Edward Gorey e altri ancora stupefacenti, perché – attraverso un gioco di contrasti – rinunciano a sole e alberelli, a parole dolci e filastrocche, per svelare con ironia anche la crudeltà dei bambini. E la nostra. Si tratta dell’opera di Nikolaus Heidelbach. 

L’albero alfabeto di Leo Lionni.

Questo è il magico racconto di lettere che vivono tra le foglie degli alberi, sparpagliate e isolate. Lettere che vengono spazzate via da una brutta tempesta, e che – grazie agli insegnamenti di un buffo insetto – imparano a star vicine e fanno nascere le parole. La tecnica di Lionni è tutta artigianale, découpage a fasi, acquerello, e storie meravigliose. Illustrazioni leggerissime, che fanno girare il mondo.

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Piccini di Edward Gorey.
Questo è un libro cupissimo. Antitetico rispetto agli altri, niente sole, niente alberelli. Gorey è un Tim Burton prima di Tim Burton e un Edgar Allan Poe dopo Allan Poe. La protagonista è la morte, vestita di nero, con un cappellaccio e la faccia da teschio. Ogni lettera dell’alfabeto corrisponde a una disgrazia capitata a un bambino. Si tratta dell’abecedario più nero di tutti. Grottesco e macabro. Per esempio la A sta per Amy che cadde dalle scale, la Z di Zillah che trincò troppo alla svelta. Sul sito dell’illustratore ci sono anche stupende card natalizie.

 

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Cosa fanno le bambine? e Cosa fanno i bambini? di Nikolaus Heidelbach.
«Ho imparato da Sendak, Ungerer e Gorey che nella letteratura per ragazzi non ci sono limiti di sorta. Indecenza, impertinenza, brutalità sono aspetti ineliminabili», dice Heidelbach, uno dei più famosi e acclamati illustratori degli ultimi vent’anni. Non ci sono lezioni da imparare nei suoi libri, solo fantasia, e paura, e cattiveria. Perché no? I bambini e le bambine protagonisti, uno per ogni lettera dell’alfabeto, sono curiosi e inventivi. I loro spazio è quello della loro immaginazione e spesso alla loro crudeltà, quando i genitori non ci sono.

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