IL DIZIONARIO DELLE PAROLE APPICCICOSE. GIUSEPPE CULICCHIA E IL SUO NUOVO LIBRO

Il sole è sempre accecante.
Banane
?
L’Italia è la Repubblica delle.
Baricco 
scrive da Dio.
Berlusconi? Genio della comunicazione.
Cina 
= luogo d’origine di ogni prodotto.
I commenti sono sempre graffianti.
dentisti sono tutti ladri.
L’estate in corso è sempre la più calda del secolo.
E il freddo è sempre eccezionale.
A galoppare sono i prezzi.
Le idee sono come i gatti: le si accarezza.
Incubo 
precede “delle vacanze”.
E lo spettacolo deve continuare.

Ci sono parole che si appiccicano e che non vanno via.
Sono aggettivi ed espressioni che fanno un salto sulla parole che usiamo, ci vanno a braccetto, si scambiano affetto, baci e carezze, si uniscono e non le separi più, se non a forza di pensarci proprio bene, di prender tempo.

Non sono immobili ma cambiano nel tempo, e sono anche segno dei tempi. Giuseppe Culicchia si è messo di buona lena a repertoriarle per farne un dizionario, uscito per Einaudi, si chiama Mi sono perso in un luogo comune, sottotitolo: Dizionario della nostra stupidità.

Perché, se le parole sono legami e affetti, sono idoli e sono feticci, sono emotività e sono affetti, se le parole che scegliamo di usare definiscono il nostro carattere, dicono qualcosa delle nostre letture, della nostra formazione e, insomma, raccontano del nostro modo di stare al mondo, allora quelle che usiamo la maggior parte delle volte, senza metterci impegno, senza prender tempo, quelle che spuntano fuori senza controllo, di noi dicono poco, quasi niente. Dicono che ci siamo persi in un luogo comune.

Sono segno di appiattimento linguistico, di povertà lessicale, sì.
Ma sono anche il modo per farsi capire più facilmente
.
E tutti sappiamo quant’è facile non capirsi.

Sono le espressioni più riconoscibili. Sono le frasi fatte. I luoghi comuni, in cui tutti ci perdiamo, ogni volta che intavoliamo un discorso (un discorso è spesso “intavolato”, per esempio”). Fai un esercizio: prendi un articolo di giornale qualsiasi, di cronaca magari, e una matita rossa. Cerchia tutte le frasi fatte che trovi, vedrai che i segni rossi saranno tantissimi.

Giuseppe Culicchia le ha rintracciate, pinzandole con due dita dalla carta stampata e dalle conversazioni più varie, e le ha sistemate, con cura, in questo libro, dalla A alla Z. E leggendolo, viene in mente la frase di Wittgenstein: i limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo.


Lo scrittore è in anteprima al Circolo dei lettori venerdì 4 marzo, ore 21.