La Milanesiana 2020

Certamente questa ventunesima edizione della Milanesiana è stata la più difficile da immaginare: da immaginare prima che da progettare. Ho più volte pensato fosse inevitabile rimandarla, perché tutto si stava rimandando o sospendendo. Chi vive a Milano (e in Lombardia) ha visto e vissuto immagini che non potrà dimenticare, ha visto questa città, così dinamica e viva, stravolta. Non mi sono voluta arrendere a questi pensieri. Così, nel pieno della crisi, ho ritenuto che immaginare il futuro – per i libri, per la Milanesiana, per qualsiasi cosa – fosse un gesto di resistenza al mio sgomento. Immaginando, ripeto, più che progettando: comporre un ideale palinsesto di contenuti e finanziario, in un clima di incertezza, paura, paralisi, è stato il mio esercizio quotidiano

Un Festival ha una ineliminabile componente di presenza fisica, degli artisti e del pubblico. La lettura e l’ascolto della musica possono svolgersi anche nello spazio della propria anima, un festival contempla una emozione condivisa, la scintilla che si accende, insieme, per più persone. Un Festival ribadisce l’idea di comunità, di relazioni. Ammetto che, se avessi dovuto pensare una Milanesiana interamente in streaming, avrei desistito. Non mi sono voluta abbandonare a questa atmosfera di diffusa immaterialità, in cui ci stiamo adagiando; a questa idea che si possa lavorare bene senza la presenza fisica degli altri, si possa fare cultura e impresa senza “incarnazioni”.
Una gran parte di questa ventunesima Milanesiana, dunque, si svolgerà in luoghi all’aperto, con le persone, accanto a una programmazione in streaming. Ci guideranno le norme per la tutela della sicurezza, che verranno, di volta in volta, stabilite: ma, nel perimetro di queste norme, ritengo doveroso che la cultura si agiti e ci agiti. Infine, non ho voluto rinunciare neppure alla idea che la Milanesiana viaggiasse. In questo viaggio, in Lombardia, in Emilia-Romagna, nelle Marche, in Veneto, in Campania, ribadisco l’idea che Milano e la Lombardia sono centri di diffusione di cultura e di valori in tutta Italia, di condivisione di sapere, di accoglienza e apertura. Viaggiare vuol dire portare qualcosa di noi nei luoghi e nutrirsi dei luoghi dove si va, attraversare i confini per conoscere e valorizzare le differenze.

La Milanesiana 2020 avrà una sigla, anzi due, composte proprio per la Milanesiana, da un gruppo musicale romagnolo e apolide, che ha le radici nella grande tradizione del liscio ma le fronde ben piantate nei cieli: Extraliscio – Punk da balera.
Il tema di questa ventunesima edizione è stato scelto da Claudio Magris, come negli scorsi anni, ed è “I colori”.
Mai tema è stato in più aperta contraddizione con i tempi che stiamo vivendo, e mi sembra in assoluta continuità con “La speranza”, tema dell’edizione dello scorso anno. Direi che ne è una manifesta continuazione. I colori – e la luce che li anima – sono la forma della vita, emblema delle sue infinite sfumature e differenze, che si specchiano nella varietà dei saperi e delle forme espressive che attraversano la Milanesiana, che è Letteratura Musica Cinema Scienza Arte Filosofia Teatro Diritto Economia.
Buona Milanesiana, dunque.

Elisabetta Sgarbi
Direttore Artistico La Milanesiana

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A Torino, in collaborazione con Fondazione Circolo dei lettori

lunedì 6 luglio ore 21.30 | Cortile di Palazzo Reale – Arianteo

IL COLORE DELLA PACE
A 25 ANNI DALLA MORTE DI YITZHAK RABIN
in collaborazione con Fondazione Corriere della sera, Università IULM, Fondazione Circolo dei lettori

Prologo: lettura di Agnese Nano da Amos Gitai

Videomessaggio di Enrico Ghezzi

Dialogo fra Amos Gitai, Alain Elkann, Elena Loewenthal, Giulio Sangiorgio
con un intervento di Piergaetano Marchetti (Presidente Fondazione Corriere della Sera)

Consegna del Premio Omaggio al Maestro ad Amos Gitai

Proiezione del film Rabin: The Last Day (2015, 153’) di Amos Gitai

biglietto acquistabile preferibilmente online su www.spaziocinema.info, oppure presso le casse di Arianteo – Palazzo Reale da 30 minuti prima dello spettacolo