CARLO GINZBURG, LA MICROSTORIA, MACHIAVELLI E PASCAL

Che cos’è la microstoria?
È l’indagine curiosa del molto piccolo, del circoscritto, delle comunità minute e degli avvenimenti apparentemente secondari, capace però di offrire chiavi di lettura fondamentali. Mettendo sotto la lente del microscopio biografie minori, ricordi, comportamenti, credenze o paure, lo storico potenzia il proprio sguardo raggiungendo così snodi di realtà invisibili a occhio nudo. La microstoria è talmente efficace e suggestiva da avere ricadute sugli stessi metodi della ricerca letteraria, anche il critico, infatti, attraverso dettagli all’apparenza di scarso rilievo, può superare la pagina e mettersi sulle tracce di qualcosa di più grande. Tra gli esponenti maggiormente rappresentativi di questo ambito si annovera Carlo Ginzburg, con i suoi studi sulla storia della mentalità e della cultura popolare, di cui è espressione la sua prima opera, scritta a ventisette anni e diventata un classico della storiografia, I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento. Ma anche le successive, come Il formaggio e i vermi (1976) e Storia notturna. Una decifrazione del sabba, uscito nel 1989 e ripubblicato recentemente da Adelphi.

Gli orizzonti di Ginzburg sono ampi: nella sua officina di storico, infatti, si intrecciano diversi campi del sapere, come la storia dell’arte, il cinema e la letteratura. E giovedì 21 febbraio, ore 18 al Museo del Risorgimento ne darà prova. L’insigne storico torinese, già docente di Storia moderna all’Università di Bologna, e in seguito ad Harvard, Yale, Princeton, UCLA e Normale di Pisa, ha in serbo una raffinata lectio che prende l’abbrivio dalla sua ultima raccolta di saggi, Nondimanco (Adelphi).

Nondimanco (Adelphi)
Si tratta di un libro di erudizione e interpretazione audace in cui, da vero ermeneuta, Ginzburg dimostra come Blaise Pascal sia stato un lettore attento di Niccolò Machiavelli e ne sia rimasto altresì debitore, nonostante la distanza. I nove saggi della raccolta, di cui tre inediti, diventano una sorprendente lezione sul corpo a corpo tra Pascal e l’opera dell’intellettuale fiorentino, fondatore della scienza politica moderna.

Machiavelli, frugando nella biblioteca di suo padre, scopre la casistica medievale e mette il rapporto tra la norma e l’eccezione al centro di un mondo inventato (la Mandragola) e di quello in cui vive e agisce (Il Principe). Pascal, feroce avversario della casistica (soprattutto quella dei gesuiti), legge Machiavelli attraverso la lente di Galileo, e la realtà del potere attraverso Machiavelli. Un viaggio negli intrichi della lettura, sulle tracce di due lettori straordinari – e dei loro interlocutori, avversari, seguaci. Vi si affacciano personaggi famosi (Campanella, Galileo) visti dal loro censore, il domenicano Niccolò Riccardi, detto «Padre Mostro»; e personaggi meno noti, come Johann Ludwig Fabricius, al quale una lettura obliqua delle Provinciali di Pascal consente di proporre un’immagine inedita del «religiosissimo» Machiavelli. Un invito a leggere tra le righe, lentamente, testi cifrati, spesso criptici.

Per anni Carlo Ginzburg ha lavorato su casi molto diversi tra loro, tutti però fortemente anomali. L’incontro con la casistica – ossia la tradizione, all’incrocio tra teologia e diritto, che riflette sulla tensione tra norma e anomalia, a partire da casi specifici – era forse inevitabile. Un tema insieme lontanissimo e vicino: ferita a morte da Pascal e resuscitata dalla bioetica, la casistica non smette di interrogarci, nei suoi risvolti tragici o grotteschi.

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L’incontro con Carlo Ginzburg è nell’ambito di Giorni Selvaggi, progetto di Fondazione Circolo dei lettori, COLTI Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti, Scuola Holden – Contemporary Humanities, Biblioteche Civiche Torinesi e TorinoReteLibri.