Dizionario #18

Ugo Cardinale, linguista // LIMITE

Il nostro tempo della simultaneità senza limiti ci aveva abituati a guardare con ottimismo alle nostre possibilità, inorgogliti dal successo inarrestabile della tecnologia. Ignari del passato e immersi nel presente, abbiamo creduto di poter trascendere ogni limite, geografico, fisico e psicologico, affascinati dal sogno faustiano dell’onnipotenza. Ma ora che l’orgoglio prometeico si è  infranto, ci troviamo a interrogarci sulla nostra natura e sul nostro destino. L’ansia di oltrepassare i limiti ci appartiene. Ma il limite è  la nostra natura. Gli antichi ci hanno insegnato a cercare il limite, la mesothes, la misura delle passioni, umiliando la tracotanza dell’ubris. Ma la misura non è banalmente mediocrità: è consapevolezza etica responsabile. Est modus in rebus, sunt certi denique fines quos ultra citraque nequit consistere rectum. I rivolgimenti terrestri ci richiamano al limite, a cercare una nuova dimensione responsabile, non egoistica, collaborativa del nostro sviluppo, l’epidemia che dilaga svela la nostra fragilità.  Ma, come diceva Pascal, l’uomo è misero e grande ad un tempo. Se si esalta, lo umilio, ma se si umilia, lo esalti. Non lasciamoci fagocitare dalla paura che ci fa vedere l’altro come un nemico. È tornato il momento di riscoprire la nostra grandezza di ”animale razionale e politico”, capace di vivere con gli altri e per gli altri. Anche a costo di accettare per questo l’isolamento forzato.