Bob Dylan, pioggia e veleno
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Gen

martedì 19 febbraio ore 21

Un racconto a partire da Hard Rain, ballata fra tradizione e modernità

presentazione del libro di e con ALESSANDRO PORTELLI edito da DONZELLI

Portelli sceglie come emblema e protagonista del libro Hard Rain, la canzone che Dylan incise per la prima volta nel 1962, agli esordi.  Non è certo un caso se, durante la cerimonia dell’assegnazione del Nobel per la letteratura 2016, la canzone che Patti Smith scelse di cantare fu proprio A Hard Rain’s A-Gonna Fall.  Ed è ormai largamente noto il giudizio espresso da “Rolling Stone”, che l’ha definita «la più grande canzone di protesta scritta dal più grande autore di canzoni della sua epoca».  Meno noto è che Dylan ha costruito Hard Rain a partire da un intenso dialogo con un’antichissima ballata di tradizione orale, il Testamento dell’avvelenato, di cui si trova traccia addirittura nell’Italia del Seicento, e che si diffuse in tutto il mondo anglosassone, col titolo di Lord Randal, per passare poi in America attraverso i canali propri della tradizione orale.  Grazie a un confronto serrato con le forme della canzone narrativa popolare e della sua storia plurisecolare, il libro scava nell’immaginario di Dylan, nella sua visione della storia e del futuro, dall’incombente minaccia nucleare ai disastri ecologici del nostro tempo, mettendo in luce il rapporto che il grande folksinger intrattiene con i linguaggi della musica, della poesia, dell’industria culturale.  Ne emerge una lettura di Bob Dylan la cui unicità consiste nel collocarsi sapientemente, come solo un artista della parola cantata può fare, nel punto in cui si incontrano oralità e scrittura, testo e performance, folklore e popular culture, fra la globalizzazione dei movimenti e delle culture orali e quella dell’industria culturale.