L’etica dell’eroismo contro il ritorno all’ordine
11
Ott

di Simone Regazzoni

La nostalgia sembra essere la tonalità emotiva fondamentale del discorso culturale contemporaneo, in particolare filosofico: desiderio di ritornare ad abitare un mondo più stabile, in cui sia nuovamente possibile distinguere i fatti dalle interpretazioni, in cui si possa ancora fare affidamento sulla Legge del Padre come limite al male del godimento, in cui l’etica torni al servizio del Bene. 

Per una volta, si dirà, gli intellettuali sono in consonanza con il senso comune.Chi oggi non è alla ricerca di certezze perdute?Chi, in altri termini, non ha bisogno di essere rassicurato?Ma è proprio questo che preoccupa.Il populismo filosofico non è la popolarizzazione della filosofia, come alcuni temono: è una filosofia che abdica alla propria natura polemica, al proprio approccio bellico e perturbante ai problemi, per porsi al servizio del senso comune.Il populismo filosofico è una filosofia triste e reattiva che, con tono paternalistico, rafforza e rassicura il senso comune.

Nel film dei fratelli Coen Il grande Lebowsky c’è una scena indimenticabile in cui Walter, versione caricaturale del grande regista John Milius, sentendo Drugo che definisce “nichilisti” i sicari che gli hanno pisciato sul tappeto di casa, afferma: “Nichilisti?Mi venga un colpo!Allora è meglio la dottrina nazionalsocialista, Drugo, se non altro ha alla base l’ethos”.Non è forse questo il ritratto perfetto dell’intellettuale contemporaneo?Certo, nessuno ha nostalgia della comunità di popolo nazionalsocialista; ma il ritorno alla realtà, alla Legge del Padre, alla morale (nuovo realismo, nuovo paternalismo, nuovo moralismo,) promette almeno un ritorno all’ordine.

Si potrebbe osservare che il ritorno all’ordine è una risposta sbagliata ad un problema reale: il nichilismo come spazio di svalutazione dei valori supremi.Ma le cose sono più complesse.Il ritorno all’ordine non è una risposta, bensì un modo di eludere la necessità di una risposta di fronte al deserto del nichilismo.In altri termini: un tentativo di esorcizzare il problema stesso.

Come rispondere, dunque, a ciò che accade?

Jacques Derrida, parlando della decostruzione, ha affermato che essa è “l’intensificazione massima di una trasformazione in corso”.Ora, l’etica dell’eroismo è una risposta decostruttiva a ciò che è in corso.Essa rompe con il moralismo contemporaneo per percorrere fino in fondo il deserto del nichilismo e assumere attivamente, come proprio perturbante fondamento, quella Cosa che il moralismo contemporaneo e la Legge del Padre vorrebbero esorcizzare come il male: il godimento.Che non ha nulla a che fare con il piacere: esso rinvia piuttosto a una Cosa singolare, a un Altro in me più grande di me che mi decide.

L’eroismo etico è così, per usare una formula di Jacques-Alain Miller, un “eroismo del godimento” di cui l’ispettore Callaghan interpretato da Clint Eastwood è l’archetipo pop che ha influenzato figure come il Batman di Frank Miller e Dr.House.Questi eroi contemporanei hanno una Cosa in comune: essi non cedono sul proprio desiderio assoluto come godimento, vanno fino in fondo seguendo la propria Cosa e decidono ponendosi al di là della Legge.Sono tutti, a loro modo, dei fuori-Legge – proprio come ogni atto etico degno di questo nome.Non c’è nulla di etico infatti nell’applicare semplicemente una legge data.L’asservimento dell’etica alla Legge, come ha osservato Alenka Zupančič, elimina dall’etica qualsiasi dimensione creativa per ridurla a funzione di ciò che è.Per questo una decisione etica degna di questo nome è un evento eccezionale che produce qualcosa di nuovo al di là dei limiti di una situazione data con le sue regole, i suoi valori, le sue leggi.

In un recente saggio dal titolo Come fare.Per una resistenza filosofica, Rocco Ronchi scrive: “Bisognerebbe resistere alla tentazione di vedere nel Super-io postedipico che impone la sua nuova legge: ‘Godi!’ soltanto il male al quale comunque porre un argine.Non ha forse anche il godimento, come l’affettività eterogenea mobilitata a suo tempo dai fascisti (e oggi dai populisti), delle ‘immense risorse’, una ‘inesauribile ricchezza’, ‘forze di attrazione differenti da quelle che sono già utilizzate’?”.Continuare a esorcizzare il godimento per il timore dei suoi effetti perversi significa solo limitarsi ad attenderlo ritornare nelle sue forme peggiori.Compito di una filosofia, oggi, è trovare il coraggio per misurarsi con esso.