Mio caro neandertal
13
Feb

venerdì 9 marzo ore 18

Una parentela lunga trecentomila anni

presentazione del libro di SILVANA CONDEMI, presente oggi, e FRANÇOIS SAVATIER edito da Bollati Boringhieri
con Piero Bianucci, scrittore e giornalista scientifico

L’uomo di Neandertal non è mai scomparso: vive in noi.
I veri europei, gli autoctoni incontestati del nostro continente, sono loro, i neandertaliani, che si sono adattati al clima rigido e mutevole della penisola durante le glaciazioni.
Nel saggio, Grand Prix du Livre d’Archéologie 2017, Silvana Condemi, che studia i neandertaliani da molti anni, aiutata dal giornalista di “Pour la science” François Savatier, rovescia anche numerosi luoghi comuni sul nostro antenato.  L’Homo neanderthalensis non era assolutamente un bruto: con ogni probabilità parlava, certamente seppelliva i propri morti, curava gli infermi, costruiva grandi quantità di strumenti litici, si vestiva e aveva un pensiero simbolico.  Messo in una metropolitana e ben vestito, quasi non ci accorgeremmo della sua presenza, tanto siamo simili.  Gli studi di genetica, a partire da un articolo memorabile pubblicato nel 2010 a firma di Svante Pääbo, confermano che nel nostro DNA c’è tra l’1% e il 4% di quello neandertaliano: ci siamo cioè incrociati.  Anzi, probabilmente noi siamo i diretti discendenti di Neandertal, almeno in parte, e la sua «scomparsa», circa 40mila anni fa, non è stata violenta, bensì è stato un lento assorbimento dei nostri fratelli con la nuova linea proveniente dall’Africa, al termine del quale siamo nati noi.

in collaborazione con Centro Scienza