Se la cultura entra in carcere
21
Gen

lunedì 4 febbraio ore 18

Dalle riforme carloalbertine al Polo universitario per studenti detenuti

presentazione del libro di e con MARIA TERESA PICHETTO edito da EFFATÀ
con Monica Gallo, garante comunale delle persone private della libertà personale, Bruno Mellano, garante regionale delle persone private della libertà personale e Adriano Moraglio, giornalista scrittore
a cura di Garante delle persone private della libertà personale Città di Torino

La prigione è diventata forma dominante di pena soltanto nell’Ottocento e da allora molti si sono interrogati su quale sia l’utilità sociale di tenere rinchiusi degli individui a causa dei loro reati.  In generale è dato per scontato che il carcere sia il principale, se non l’unico, strumento di lotta alla criminalità.  Ma, considerati gli alti tassi di recidiva fatti registrare dalle persone condannate alla detenzione, cosa ne è del principio affermato dalla nostra Costituzione, secondo cui le pene «devono tendere alla rieducazione del condannato»?  Un carcere socialmente utile dovrebbe forgiare degli individui meno inclini a violare le leggi.
Sono queste alcune delle considerazioni, oltre ad assicurare anche il diritto allo studio, che hanno spinto i docenti delle Facoltà di Scienze politiche e di Giurisprudenza di Torino a istituire nel 1998 il Polo universitario per studenti detenuti.Il numero dei detenuti che hanno studiato al Polo in questi vent’anni, e quello di coloro che si sono laureati con ottimi risultati, la recidiva zero di coloro che qui hanno studiato e hanno scontato la pena, la possibilità di reinserimento sociale che hanno ottenuto attraverso il lavoro, confermano che un «altro carcere» è possibile.  Il volume inserisce questa peculiare e interessante esperienza nel quadro della riflessione sul carcere come si è sviluppata, specie in Piemonte, dal Settecento ad oggi.