Consigli sul tempo. C’era una volta in America

di Sergio Leone (1984, con, tra gli altri, R. De Niro, E. McGovern, J. Woods, J. Pesci)

Se pensi sia azzardato scegliere C’era una volta in America come opera d’arte per indagare il concetto di tempo, allora probabilmente non ancora sai ciò che stai per leggere.

Sergio Leone, dopo aver realizzato la Trilogia del dollaro, si dedica a una seconda trilogia che si chiama proprio Trilogia del tempo. I tre film che la compongono sono: C’era una volta il West (1968), Giù la testa (1971) e C’era una volta in America (1984). In tutti e tre il tempo è centrale, anche solo per il regista, che spende ben 16 anni per realizzarla.

In C’era una volta in America, il tempo viene indagato come memoria, ricordo, nostalgia e confusione tra il sogno e la realtà

Non è soltanto nucleo narrativo, ma diviene anche parte della tecnica: la narrazione è spezzettata e gioca di flashback e flashforward continui, senza arrivare mai a definire un vero presente. Inoltre, spesso vengono inquadrati degli orologi e la chiave della cassaforte è simbolicamente nascosta proprio dentro a un pendolo. 

Nel film, il protagonista Noodles porta con sé un tempo perduto. Tutto deriva dal tempo che sente di aver perso perché per anni è rimasto chiuso in carcere. Dall’istante in cui viene liberato, cerca in tutti i modi di riprenderselo, ma – essendo ormai passato – non riesce mai davvero ad afferrarlo. 

La dichiarazione d’intenti trova il suo apice nell’iconica risposta di Noodles, che alla domanda «Cosa hai fatto in tutti questi anni?» risponde: «Sono andato a letto presto».

Che altro non è che una citazione dell’incipit del primo libro di Alla ricerca del tempo perduto di Proust, Dalla parte di Swann.

E tu, invece, cosa hai fatto tutti questi anni?