I duellanti
A colpi di drammaturgie
Perché alcune voci della letteratura siano salde tra gli indici dei programmi scolastici e perché alcune siano invece consegnate all’oblio non è sempre semplice stabilirlo. Sarebbe facile attribuire questo discrimine al merito letterario, ma in molti casi sarebbe errato. Infatti alcuni dei nomi che sono stati lasciati al passato, non solo hanno avuto valore, ma hanno anche influenzato la storia della letteratura e le persone dell’epoca.
E, senza saperlo, oggi potremmo essere spettatori del verdetto di quel tanto invocato tempo giudice, capace di scegliere tra chi è destinato a rimanere e chi no. Ma questa incontestata figura ha anche deciso le sorti di molte accesissime dispute letterarie di cui oggi probabilmente ricordiamo solo uno dei due duellanti.

Uno di questi casi è la vicenda tra il celeberrimo Carlo Goldoni e l’ormai molto meno noto Carlo Gozzi. I due, a metà del Settecento, erano importantissimi drammaturghi e sostenevano modi opposti di intendere e concepire il teatro. Infatti Goldoni era il rappresentante della riforma teatrale, mentre Gozzi si risentiva dell’amoralità che essa portava in sé. Quest’ultimo era un conservatore accanito, e coglieva nel teatro goldoniano una pericolosità sovversiva poiché rappresentava l’aristocrazia come una classe parassitaria ed esaltava invece l’autodeterminazione della media borghesia. Dal canto suo, Gozzi era a favore dei vecchi e sicuri generi come la commedia dell’arte.
La loro disputa si fa particolarmente accesa quando, a un certo punto, Gozzi distribuisce a teatro dei foglietti su cui erano scritti dei sonetti a denuncia del tanto odiato collega.
Goldoni prova a ignorare i sonetti sperando che la polemica si esaurisca, ma questo non succede, anzi si alimenta, e Gozzi rincara la dose con attacchi sempre più profondi come la pubblicazione di un almanacco satirico in cui accusa apertamente il suo teatro in quanto attacco alle istituzioni e alla morale pubblica e chiede addirittura l’intervento delle autorità. Goldoni a quel punto comincia a rispondere, e la situazione va degenerando fino al 1760 quando ottiene la grandissima soddisfazione di vedere addirittura pubblicato in suo favore un sonetto scritto da Voltaire in persona a difesa del suo teatro.
La contesa tuttavia non si ferma e passa a un piano pratico: una sfida sui palchi di teatro a colpi di drammaturgie. Quest’ultima viene vinta con gran successo e tutto esaurito per Carlo Gozzi. Dopo questo avvenimento Goldoni coglie l’occasione e prende una decisione che aveva in mente già da tempo: lascia Venezia a va in Francia in cerca di una situazione più tranquilla socialmente ed economicamente.
A distanza di molti anni possiamo dire che il giudice tempo la pensava diversamente dal pubblico dell’epoca e oggi bisogna un po’ scavare per ritrovare questo strenue duellante. Tuttavia quel che può essere curioso chiedersi è: come sarebbe stata la produzione di Goldoni senza questo acerrimo nemico? È davvero un out-out dagli indici dei libri o in fondo l’uno è stato un po’ l’esito dell’altro ed è destinato a portarlo per sempre un po’ con sé?