Le Maratone.
Ovvero stare dalla parte del tempo
Avevamo l’intento di celebrare il compleanno di Virginia Woolf. È da lì che è nata l’idea della prima Maratona. Era sul finire del 2024 e forse anche noi, come lei, pensavamo di organizzare una festa. Solo che invece di comprare i fiori eravamo al telefono con Nadia Fusini pensando a cosa avremmo potuto fare. L’idea era: nel giorno del suo compleanno, il 25 gennaio, celebrarla con una giornata ad hoc.
Abbiamo pensato a una chiacchierata pomeridiana con tre appuntamenti monografici accompagnati da tè e biscotti – un po’ in stile british – in modo da creare un’atmosfera un po’ più intima per le persone che avrebbero partecipato. È nata così, come un esperimento. Poi, data la durata della chiacchierata, è venuta l’idea di chiamarla Maratona; ma, per l’appunto, originariamente doveva essere solo un incontro. Ed è stata la prima volta che abbiamo pensato al concetto di tempo.
Il 25 gennaio 2025 è arrivato e ci siamo ritrovati con le tre sale del Circolo piene. È stato molto bello e in parte inaspettato, per questo ci è venuta l’idea di provare a pensare a qualcosa da poter riproporre nel tempo sulla base di anniversari letterari e altre occasioni speciali. È così è stato infatti per Camilleri, che era un centenario, e per Jane Austen, cui intercorrevano i 250 anni dalla nascita. Ma la prima Maratona è nata così, per un Happy birthday Virginia Woolf.
Tornando a lei e al 25 gennaio, ci siamo poi interrogati sulla grande partecipazione. All’inizio abbiamo pensato che si potesse spiegare considerando la passione che si ha per Woolf, che poi è la stessa che ha mosso noi. Ma senza escludere questo elemento, vedendo poi come sono andate le Maratone seguenti su altri autori e autrici, era evidente che c’era qualcos’altro su cui valeva la pena riflettere.
La sensazione era che le Maratone fossero un evento in controtendenza rispetto all’attuale modo di fruire i contenuti: vivendo in una condizione di perenne velocità, di continuo cambiamento, di connessione costante, poter andare in un luogo bello in cui prendersi 1 o 4 ore, a seconda di quanto ognuno vuole, insieme a persone con gli stessi interessi, per ascoltare un approfondimento, può essere in realtà un modo non solo per scoprire o riscoprire un autore, ma per dedicarsi a se stessi.
Forse perché viviamo in un’epoca in cui i contenuti sono trattati sempre di più in maniera sintetica e molto breve, ed è sempre più difficile soffermarsi su un tema, su un argomento. Durante le Maratone invece si genera un’opportunità: in un tempo in cui le spiegazioni devono stare in un minuto, si hanno ore, ore e ore. È un’occasione di recuperare un tipo di fruizione che forse si è un po’ perso senza dover appartenere a contesti accademici.
Il Circolo dei lettori e delle lettrici inoltre si presta perfettamente perché soltanto un luogo che è un presidio culturale può permettersi questo tipo di tempi.
Queste sono un po’ le considerazioni a cui siamo giunti anche perché è davvero una sorpresa vedere arrivare le persone 3 ore prima per prendere il biglietto, spesso non ci crediamo. Anche perché come dire, non è che ti facciamo vedere Jane Austen che parla.
Sulla scelta dei nomi, ci si orienta sicuramente su scrittori e scrittrici che tutti conoscono. Nel senso che tutti sanno chi è Agatha Christie o Georges Simenon, ma magari hanno la curiosità di approfondire. Sono venute tante ragazze che hanno detto «Noi in realtà non lo abbiamo mai letto». Magari sono autori di cui si parla molto, nomi che tutti hanno presente, ma tante volte sono quelli che non si conoscono davvero. E anche per chi invece li conosce, c’è sempre tanta curiosità di sapere qualcosa in più, tornare in quel mondo, osservare un’opera da un’angolatura diversa.
Una cosa curiosa che accade è che davvero le persone vengono per l’autore, il tema e quasi mai la scelta ricade su chi conduce. Che è molto inusuale in un’epoca come la nostra di grandi protagonismi. È curiosa questa controtendenza. Non è nemmeno un caso che spesso i relatori siano traduttori o curatori. Mestieri che hanno in comune proprio quest’idea di mettersi al servizio dell’opera letteraria e non di esserne protagonisti.
Sono state con noi professioniste eccezionali, che hanno fatto lavori incredibili di studio, tra cui ad esempio, durante la Maratona Jane Austen, Liliana Rampello, che ha lavorato 5 anni per la curatela dei Meridiani dell’autrice. O Susanna Basso, che invece ha ritradotto tutte le sue opere. Sono professionalità davvero al servizio delle opere e in cui poi l’impatto autoriale è notevole.
Avendo questo grado di professionalità e approfondimento, inizialmente si aveva paura che fossero contenuti per addetti ai lavori, e invece il grado di interesse del pubblico è stato altissimo da tutti i tipi di età. Ad esempio, abbiamo uno splendido ricordo dalla maratona Jane Austen: la sala grande era piena e ad un certo punto si avvicina un uomo che ci dice «Mia figlia vorrebbe partecipare però noi non abbiamo la carta»; noi allora gli abbiamo chiesto se la figlia fosse lì con lui e se sì di andare intanto a chiamarla. Quando arriva ci rendiamo conto che era giovanissima: aveva sì e no 12 anni. A quel punto il padre aggiunge «Perché io non l’ho mai letta, lei sì». Siamo riusciti a farli sedere, ma questo incontro ci ha fatto pensare: c’è sempre tempo. In questi spazi dilatati, si creano delle possibilità di tempo. C’è un titolo di una canzone dei Rolling Stones che si chiama Time is on my side. E il cuore sta un po’ lì: se una persona ha un desiderio o un talento, c’è sempre il tempo per esprimerlo qualsiasi cosa significhi esprimerlo. C’è sempre un tempo e i libri sono degli alleati magici che ci possono aiutare colmare i nostri limiti anche in modi inaspettati.
Io ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere come Virginia Woolf, generare quello che ha generato, e poi mi sono detta: io non ci sono arrivata, ma lei mi ci ha fatto arrivare – attraverso i suoi libri.
