A gennaio e febbraio 2021, la Fondazione Circolo dei lettori ha in programma incontri, lezioni, letture e riflessioni online dedicati a Primo Levi, alla sua voce, a quello che ci ha lasciato.

«Quanto ci manca la sua voce. Limpida, pacata, così profonda da riuscire ad arrivare sempre al cuore delle cose. Anche, ma non soltanto a quel cuore nero che è l’abisso della Shoah. Primo Levi è, ma soprattutto deve tornare ad essere il canone della nostra memoria, dello sguardo che, nell’orientamento ebraico del tempo, ha il passato davanti agli occhi e il futuro alle spalle: perché ciò che è stato è in qualche misura conoscibile, mentre quello che è ancora da venire non possiamo saperlo ma soltanto imparare ad affrontarlo con gli strumenti che l’umana coscienza ha fatto propri nel corso della storia.
La voce di Primo Levi: nitida, precisa, illuminante. Carica di una sapienza che si costruisce nella continua osmosi fra emozioni ed esperienza di vita. Per questo e per tanto altro la voce di Primo Levi è necessaria a tutti. Per come ha saputo disegnare la memoria e raccontarla. Per come ha saputo trasformare la memoria in una lezione morale e in un percorso di conoscenza condivisa.
Primo Levi non è, non è stato solo un testimone ma un grande scrittore a tutto tondo, un uomo capace di esprimere la vocazione letteraria, quella di scienziato – anzi di chimico -, e di intellettuale nel senso più ampio del termine. Non c’è una sua sola parola che non sia necessaria per tutti noi, dai grandi romanzi sull’universo concentrazionario e la guerra alla poesia che scaturisce magari da una mattina nebbiosa, dalla riflessione fondamentale sulla zona grigia alle sue pagine più intime condite di un’ironia sottile, benevola.
Ascoltare Primo Levi significa inevitabilmente confrontarsi con la ricchezza della sua produzione letteraria e artistica. Significa risentire la sua voce quando ci parla di Auschwitz perché se comprendere è impossibile conoscere è necessario, come ripeteva lui. Significa non illuderci sulla nostra convinzione di poter scendere a patti con la Shoah, cioè di capirla in qualche modo, e invece confrontarci con la sua insondabilità ma al tempo stesso renderci conto che quella memoria appartiene a tutti, che riguarda tutti e non soltanto il popolo ebraico né tantomeno soltanto chi ha attraversato quell’inferno, come è successo a lui. È memoria collettiva, deve essere il nostro sguardo su quel passato intollerabile eppure nostro.
“Io so che cosa vuol dire non tornare” deve significare che tutti non siamo tornati di laggiù, che soltanto appropriandoci di quell’esperienza attraverso la voce di Primo Levi possiamo provare a fare in modo che non accada mai più
Elena Loewenthal

 

GLI INCONTRI (circololettori.it | Facebook | YouTube)

giovedì 14 gennaio ore 21
Annunciazione. Dodici poesie intorno ad Auschwitz
a cura di Domenico Scarpa | letture di Valter Malosti
in collaborazione con Fondazione TPE – Teatro Piemonte Europa e Giulio Einaudi editore
RIGUARDALO QUI

martedì 19 gennaio ore 18
In ricordo di Aharon Appelfeld
con Alain Elkann ed Elena Loewenthal
in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino

martedì 26 gennaio ore 18
Auschwitz, città tranquilla
a partire dal libro di Primo Levi edito da Einaudi a cura di Fabio Levi e Domenico Scarpa
con Wlodek Goldkorn e Nadia Terranova | introduce Fabio Levi
in collaborazione con Giulio Einaudi editore

giovedì 28 gennaio ore 21
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario
letture di Fabrizio Gifuni | in dialogo con Ernesto Ferrero
introduzione al testo di Roberta Mori
in collaborazione con MIUR – Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e Giulio Einaudi editore

lunedì 1 febbraio ore 18
Il mistero di Ettore Barzini, ucciso a Mauthausen
a partire da Il fratello minore (Solferino) di e con Andrea Barzini
con Giuseppe Cederna

lunedì 1 febbraio ore 21
Se non io, chi? Se non ora, quando?
letture di Lucilla Giagnoni
in collaborazione con Comune di Novara

martedì 2 febbraio ore 18
Primo Levi e Leonardo Sinisgalli tra scienza e letteratura
con Marco Belpoliti, Claudia Durastanti e Claudio Bartocci
introduzione di Mimmo Sammartino
in collaborazione con Fondazione Sinisgalli, Giulio Einaudi editore e con Comune di Settimo – Fondazione ECM

martedì 9 febbraio ore 18
Vuoti di memoria
Il 27 gennaio tra istituzionalizzazione e consapevolezza

con Diego Guzzi, Anna Mastromarino e Luca Rolandi
in collaborazione con Polo del ‘900

giovedì 11 febbraio ore 21
Il mio Primo Levi
Lezione di Jhumpa Lahiri

martedì 16 febbraio ore 18
La lingua di Primo Levi
con Ann Goldstein e Gian Luigi Beccaria

 

Tutti gli incontri sono trasmessi online, gratuiti per tutti. Sono disponibili contemporaneamente:
> nella homepage di circololettori.it
> sul canale YouTube della Fondazione Circolo dei lettori
> sulla pagina Facebook della Fondazione Circolo dei lettori

LA MOSTRA

Primo Levi. Momenti
Un percorso a cura di Guido Vaglio con immagini fotografiche, diverse per la loro natura, il punto di vista e per il momento in cui sono state realizzate: dagli scatti familiari a quelli di fotografi professionisti, fino a una caricatura del tempo di guerra e a una sorta di autoritratto simbolico, costruito in filo di rame e fotografato da Pino Dell’Aquila. Immagini che rimandano alla sua vita, alla formazione e alle sue passioni: la chimica, la letteratura, la montagna, la testimonianza sul lager, accanto al piacere del fantastico, l’umorismo, la curiosità per tanti e differenti campi del sapere.
Realizzata in collaborazione con la Regione Piemonte, l’esposizione è allestita nella Sala Trasparenza di piazza Castello all’angolo con via Palazzo di Città, dalle ore 16 di mercoledì 27 gennaio, in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria 2021. Dal momento che la mostra non è visitabile in presenza, il particolare allestimento in vetrina consente ai passanti – fino a domenica 21 febbraio – di osservare la selezione di ritratti e gettare uno sguardo nella vita di Primo Levi.

IL GRUPPO DI LETTURA

10-17-24/02, 3/03 ore 19-20
Primo Levi e la sua città
Primo Levi ebbe un legame intenso con Torino, la città dove era nato e dove avrebbe sempre abitato, a parte – come lui stesso scrive – «un anno vissuto ad Auschwitz e uno a Milano». Una piccola antologia di brani della sua opera dedicati a Torino, proposti da Gianni Bissaca e Guido Vaglio come in una passeggiata virtuale nei luoghi torinesi che hanno segnato la formazione e la vita di Levi.
(riservato ai possessori della Carta Plus: acquistala qui | leggi qui come partecipare)


I PODCAST

Storie naturali
tre podcast per tre racconti: Protezione, Quaestio de Centauris e Ammutinamento

in collaborazione con Fondazione TPE – Teatro Piemonte Europa
Con i suoi racconti di fantascienza Primo Levi sa aprire il tempo e forzarne le dimensioni in modo sorprendente. In Protezione il presente si interseca e reagisce con un futuro nel quale gli uomini sono costretti a indossare una corazza per proteggersi da una tempesta di micrometeoriti. In Quaestio de Centauris accade l’opposto: da un’epoca lontanissima, che si confonde con il mito, emerge la figura di Trachi, il centauro, metà uomo e metà cavallo, che, con la sua intelligenza, la sua forza e la sua sensibilità sovrumana, attraversa come una visione reale e inquietante il nostro mondo di oggi. Ma il tempo è solo la cornice; l’oggetto vero è l’umanità. Così l’autore ci sorprende non solo attraverso la scorciatoia delle analogie che a noi pare di scoprire in ogni racconto: ad esempio laddove siamo richiamati – ma possiamo scoprirlo solo ora – alla pandemia che ci assedia, o a quanto sia importante l’intelligenza degli esseri umani, tanto più acuta nella natura bifida e centauresca di Levi chimico e scrittore.
Senza contare che la ricchezza e l’interesse di quei due racconti si manifesta in mille altri modi, ad un tempo più sottili e più profondi. Si pensi anche solo all’intimità quasi sensuale che si sprigiona dalla stretta furtiva fra le mani di Marta e Roberto liberate per un momento dalla costrizione delle corazze. O all’esaltazione irresistibile di Trachi, quando per vie invisibili percepisce di essere stato tradito. Anche nel terzo racconto, Ammutinamento, il tempo dilatato del mondo vegetale – “le piante sono molto lente” – fa da cornice a qualcos’altro: una rivolta inusitata dagli alberi “in odio agli uomini”, per il loro insopportabile strapotere sulla natura. Ma lo sguardo va ben oltre la superficie e svela riflessi di straordinaria lucentezza, come la grazia incantevole con cui la bruna e snella Clotilde sa intrattenersi con il rosmarino o con il ciliegio selvatico. Aperture come queste colorano i richiami più espliciti alla nostra realtà di oggi e ce la fanno sembrare assai più variegata.

 

 

Io so cosa vuol dire non tornare è un progetto di Fondazione Circolo dei lettori, realizzato con Centro Studi Primo Levi e in collaborazione con Giulio Einaudi Editore, Fondazione TPE – Teatro Piemonte Europa, Ministero dell’istruzione università e ricerca (MIUR), Fondazione Leonardo Sinisgalli, Comune di Novara, Comune di Settimo Torinese e Fondazione ECM – Esperienze di Cultura Metropolitana.

L’immagine guida è di Giovanna Durì.